20 ottobre 19 - SRI LANKA - DON BOSCO SEVANA:

Carissimi Amici,
dal 16 al 20 ottobre a nome della Fondazione Opera Don Bosco Onlus e per ODB Network, mi sono recato in Sri Lanka per visitare il cantiere in costruzione a Metiyagane.
Grazie a una benefattrice, abbiamo iniziato la costruzione di una nuova scuola di ingegneria civile, per dare una possibilità di futuro ai giovani dell'isola.
La visita si è resa necessaria per verificare lo stato di avanzamento lavori e prendere contattato con i professionisti del posto, incaricati di seguire la costruzione dell’opera.
La situazione generale del Paese, dopo gli attentati di Pasqua, è decisamente migliorata e la gente è tornata al lavoro. Gli spazi di socialità a Colombo stanno riprendendo i ritmi soliti, propri di ogni grande città; le persone, grazie anche alla costante presenza di forze di sicurezza, stanno recuperando speranza per il futuro.
Purtroppo, essendo molto alto il livello di allerta, nel cantiere non si è potuta utilizzare la dinamite per fare esplodere i grandi massi di pietra presenti nel sottosuolo e questo ha provocato inevitabili ritardi ed anche l’aumento dei costi di realizzazione.
I ragazzi che frequentano la scuola stanno terminando l’anno scolastico e nel mese di gennaio 120 nuovi studenti riprenderanno a frequentare i corsi di formazione. La richiesta di partecipazione ai corsi è in continuo aumento e servono nuovi spazi educativi per garantire a tutti una adeguata proposta formativa. Bisognerà pensare in un futuro non troppo lontano, di dotare queste strutture formative con strumenti tecnologici all’avanguardia.
Sabato 19/10 siamo stati impegnati in una serie di incontri presso il Centro Salesiano di Dungalpitiya, sede di riferimento per i salesiani e i centri educativi dell’isola. Di seguito, abbiamo inaugurato un nuovo laboratorio
di informatica, finanziato dalla nostra fondazione e dall'ODB Network e aperto alle richieste dei ragazzi del uogo. La ristrutturazione degli ambienti e la scelta dei nuovi computer, sottolinea ciò che da sempre cerchiamo di portare avanti con il nostro lavoro: i ragazzi che aiutiamo hanno gli stessi diritti di tutti gli altri ragazzi e quindi devono poter utilizzare strumenti aggiornati e al passo con i tempi.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, approfittando della vicinanza, abbiamo visitato l'orfanotrofi o di Uswetakeiyawa, dove 41 ragazzi orfani (dai 3 ai 12 anni) vengono accolti dai salesiani. L’opera salesiana si chiama "Don Bosco Sevana" e più che un istituto è una vera e propria famiglia, dove due salesiani vivono per 365 giorni l’anno con questi ragazzi, vittime di abusi e di violenze.
Sono rimasto molto impressionato dal clima di famiglia che si respira in questa casa di don Bosco. Parlando con il responsabile della struttura, Padre Pinto, ho capito subito che sono in gravi difficoltà economiche e non riescono a garantire a tutti in ragazzi un tenore di vita dignitoso, per crescere e formarsi. Per questo ho deciso di iniziare una collaborazione concreta e attraverso l'ODB Network invieremo un sostegno annuale di € 10.000 e un ulteriore contributo per la sistemazione del campo di basketball.
Quando Padre Pinto ha annunciato ai ragazzi le mie intenzioni, c’è stata grande emozione e la gioia di ognuno è diventata subito riconoscenza, i ragazzi erano felicissimi e si abbracciavano. Qualche lacrima ha solcato il loro viso. Per le nostre Fondazioni è un piccolo gesto, ma per quei ragazzi è una speranza di futuro.
L’opera di “Bosco Sevana”, è certamente meritoria e continueremo ad aiutare salesiani e bambini, perché possano guardare al futuro con lo stesso entusiasmo dei ragazzi che vivono alle nostre latitudini.
Quando visito un’opera salesiana di accoglienza, verifico sempre tre luoghi: il refettorio, i bagni e le camerate.
Lo faccio perché voglio che siano luoghi accoglienti, puliti e ambienti dove i ragazzi vengono accolti con dignità.
Mentre passo nei dormitori, la mia curiosità si ferma davanti a un papero giallo, appoggiato ad un cuscino.
Padre Pinto, dice che in quel letto dorme un bambino di otto anni che non ha mai conosciuto mamma e papà e la notte per addormentarsi stringe forte forte il papero e gli dice “ti voglio bene”. Proietta sul papero il desiderio di affetto. Sono costretto da un “marmocchio” a fare un profondo esame di coscienza. Tra me e me pensavo: nella vita ho avuto tante volte la fortuna di essere abbracciato forte forte e sentirmi amato, ci sono tante persone che mi vogliono bene. Tante volte “sono stato papero” e non me ne sono mai reso conto come oggi. A stento trattengo le lacrime, è un pugno forte nello stomaco, ma è anche il messaggio più bello per il prossimo Natale: proprio come l’abbraccio delle persone care che portiamo nel cuore.

don Giordano Piccinotti