28 luglio 15 - Mi chiamo Cilanda e non sono una strega - Repubblica Democratica del Congo

Novembre 2014. Il tribunale di minorenni ci chiama per prendere in carico un bambino ab­bandonato in ospedale. Rose l'infermiera e Tresor l'assistente sociale vanno in ospedale a ve­dere il bambino. Era stato trovato dalla polizia sulla strada, portato e abbandonato in ospeda­le 3 giorni prima. Nessuno se n'era preso cura, dicono sia sordomuto e stregone e sta per mo­rire. È tutto sporco e puzza. Portiamo acqua e vestiti puliti e Rose scopre che... è invece una bambina, orfana, accusata di essere una strega e torturata; la portiamo a casa e il giorno dopo riprende a parlare, ci dice il suo nome: Mi chia­mo Cilanda e non sono una strega.
3 mesi dopo a Casa Don Bosco, Cilanda è l'an­gelo che tutti i bambini chiamano sempre per giocare, per chiedere acqua, aiuto... Da grande vuole fare l'infermiera.
Mulume, Kujinga e Kayembe, meno di 3 anni, hanno commesso il delitto di essere orfani; Rocky di essere figlio di un zio paterno della mam­ma, orfana e violentata a 13 anni, Kanynda ha invece la colpa di essere albino, prova sufficien­te per dimostrare che collabora con gli spiriti e dunque è un pericolo per tutti.
Fidele e Giorgette hanno perso i due genitori in un incidente a Kananga 5 anni fa. Loro sono perseguitate come streghe e colpevoli sono sta­te portate alla prigione. Il giudice le affida al Centro Don Bosco. Abbiamo provato a fare una riconciliazione con la famiglia ma abbiamo otte­nuto che adesso anche i suoi due fratellini Felix e Elie siano perseguitati per lo stesso motivo. La prova è che loro si raddoppiano, infatti sono ge­melli. Per tutti, la prova che sono stregoni è di avere sempre voglia di mangiare.
Siamo al centro della Repubblica Democratica del Congo (RDC) che ha più di 60 milioni d'abitanti su un territo­rio grande come tutta l'Europa si trova la città di Mbuji Mayi: è il capoluogo di provincia della re­gione del Kasai Orientale con quasi 3 milioni di abitanti su un territorio di 170 302 Km quadrati e una popolazione di oltre 7 milioni di abitanti. Il clima è sub-tropicale, una delle peculiarità di questa città è quella di essere uno dei principali centri dell'industria diamantifera da cui proveniva la principale entrata di capitali. La società che estrae e commercializza i diamanti è la MIBA, fulcro dell'economia della città e della regione che però è in fallimento, trascinando al disastro tutta l'economia.
I servizi medici sono insuf­ficienti e cari, mancano le scuole e i costi di quelle esistenti sono quasi inac­cessibili. Meno del 20% della popolazione ha acce­so all'elettricità e all'acqua potabile.
Le vie di comunicazione che collegano la città al resto del Congo sono quasi impraticabili e la maggior parte delle merci arriva in biciclette o in aereo, cosa che fa lievitare i costi facendo che i prezzi delle merci siano elevati in rapporto a quello che la popolazione può permettersi.
Il  75% della popolazione vive con meno di 0,20$ al giorno. La media di vita è di meno di 42 anni.
La famiglia è la prima ad essere sconvolta da questa crisi a cui s'aggiungono gli spostamenti forzati di parte della popolazione. Infatti molti genitori obbligati a cercare lavoro altrove fini­scono per sparire e lasciare moglie e bambini ab­bandonati a se stessi. Molte madri abbandonate e senza sostegno, finiscono anche per abbando­nare i loro figli.
Uno studio dell'Unicef stima a 15mila il numero dei bambini sfruttati nel lavoro delle miniere di diamanti e tra questi il 28% sono bambine. L'età media dei maschi è tra i 9 e 16 anni e l'età media delle bambine è di 10 anni. Una media di 6 bam­bini al giorno muore nelle gallerie o subisce vio­lenze. Quasi tutti i bambini abbandonati perché orfani o che patiscono una malattia come epiles­sia, essere albini, malnutrizione... subiscono an­che l'accusa di essere "stregoni" ossia portatori di malocchio perché in contatto con gli spiriti del male, e finiscono sulla strada dove vengono chiamati serpenti. Oltre ad avere subito torture fisiche, soffrono anche della esclusione sociale e sono obbligati ad abbandonare la città per so­pravvivere.
Il Centro Don Bosco Muetu di Mbuji Mayi è stato fondato nel 1995 e si trova nella periferia a ovest della città, uno dei quartieri più poveri della città con più di 200 mila abitanti, tra cui molti profughi dei conflitti tribali dallo Katanga prima del 2000 e di conflitti in altre regio­ni. Pochi riescono a mangiare più di 5 volte alla settimana e la maggioranza sono senza lavoro stabile. Sopravvivono di piccoli commerci. L'opera gestisce una scuola elementare, una scuola d'alfabetizzazione, una scuola seconda­ria, un centro professionale, una parrocchia e una struttura d'accoglienza per i bambini e bam­bine a rischio chiamata Casa Scuola Don Bosco.
I salesiani per l'anno 2014-15 sono tre, Padre Jean Paulain, direttore e parroco; Padre Willy Bukasa, prefetto del centro professionale il mattino, prefetto della scuola secondaria il pomeriggio e direttore dell'oratorio; Padre Mario Pérez, servizi e responsabile delle scuole.
Le attività e le strutture dell'opera sono forzate ad adattarsi e crescere ogni anno per rispondere al grande bisogno di protezione dei minorenni a rischio e per rispondere alla richiesta di edu­cazione, di formazione professionale, di forma­zione socioculturale e dei servizi parrocchiale di tutti i giovani della zona e delle famiglie.
La diocesi di Mbuji Mayi le autorità provinciali e locali, gli organismi, il tribunale per i minori e i servizi sociali spesso sollecitano il Centro Don Bo­sco ad intervenire e salvare dei bambini innocen­ti vittime d'ingiustizie e sfruttamento umano.
Dall'inizio dell'opera i salesiani si sono sempre occupati dei bambini di strada, avevano una pic­cola struttura per accoglierli e fare delle attivi­tà. Ma ci sono stati dei momenti dove la caccia collettiva a questa categoria di bambini ha fatto centinaia di vittime e ha reso l'attività insosteni­bile. Nella stesso terreno di Don Bosco Muetu nel 2008 dei bambini sono stati massacrati e bruciati vivi senza che i salesiani potessero intervenire. Per evitare di mettere a rischio tutti gli altri bambini dell'opera e per mancanza di mezzi, i salesiani hanno deciso di sospendere l'attività in attesa di tempi più favorevoli. A quel massacro solo due bambini sopravvissero. Attualmente l'ostilità contro i bambini di strada è sempre pre­sente. Dopo diverse riflessioni la comunità sale­siana dal mese d'ottobre 2013 ha deciso di rico­minciare ad accogliere i minori a rischio visto il dramma sempre più grande di quanti subiscono e la mancanza di servizi d'accoglienza per loro.
Ogni giorno ci sono più di 300 bambini a passare la notte e mangiare.
Per il personale: è stato difficile all'inizio trova­re delle persone che accettassero per paura di quanto se dice su questi bambini. Oggi ci sono 6 educatori fra cui Miguel che oggi ha 28 anni, e fu accolto come orfano e stregone da padre Mario all'età di 6 anni nella casa dei Ragazzi di Strada di Lubumbashi; ora è venuto fare il volontario è il logista e a donare un sorriso di fiducia ed in­coraggiamento a tutti i ragazzi. Richard, accolto a Don Bosco Ngangi-Goma all'età di 13 anni, fa da coordinatore e formatore del personale. Rose e Marthe, infermiere ed educatrice delle bam­bine e più piccoli, con Monica professoressa nel centro professionale. Tresor, assistente sociale. Ci sono anche altri educatori scelti tra i giovani più grandi. Anche due mamme che lavorano in altri servizi contribuiscono a creare un clima di fami­glia nel tempo libero.
All'arrivo quasi tutti i bambini hanno una salute cagionevole soprattutto a causa della malnutri­zione e delle torture: piaghe infette, malattie della pelle e infezioni respiratorie.
A Casa Scuola Don Bosco ricevono tre pasti al giorno, cure mediche, alloggio, scuola e soprat­tutto un luogo familiare ed educativo, sicuro ed incoraggiante. Questo permetto loro di fare dei passi in avanti rapidamente, di volersi bene e vo­lere il bene di tutti. Sono organizzati in gruppi di 10 bambini, ciascun gruppo ha un capo a cui far da riferimento per promuove i diritti di tutti i bambini.
Fanno dei progressi nell'igiene personale e nella socialità, alcuni sono i primi a scuola, pregano da soli o in gruppi, adempiono ai doveri che ogni gruppo ha, collaborano in tutto, proteggendo la casa e i salesiani e hanno ritrovato la libertà di giocare e vivere. Da stregoni o serpenti come venivano chiamati prima sulla strada, ora a Casa- Scuola Don Bosco studiano e si rendono promo­tori dei diritti umani degli altri bambini.
All'arrivo, ogni bambino è accolto dagli stessi ragazzi. Poi attraverso un colloquio fatto dall'as­sistente sociale e dal coordinatore, si cerca di conoscere la sua storia, la sua situazione e s'i­niziano i contatti con la famiglia per verificare le possibilità di riunificazione. Se questo non è possibile, rimangono con noi e vengono inseriti in un gruppo dove sono seguiti dai loro stessi compagni.
La storia di ogni bambino è un dramma di ingiu­stizie e sofferenze. Ci sono quelli che non voglio­no più sapere nulla della loro famiglia, quelli che hanno fatto diversi anni sulla strada. La maggior parte di loro viene da Mbuji Mayi o dai villaggi vicini, altri vengono dal Muene Ditu a più di 150 Km e altri da Kananga a più di 250 Km. I più sono accusati di stregoneria, la maggior parte sono orfani o figli di genitori separati, in qual­che caso i genitori sono addirittura scomparsi da diversi mesi o da anni. Dall'inizio ottobre 2013 fino al mese di gennaio 2015, più di 600 bambini di strada sono stati accolti, 270 riunificati di cui 140 ricevono sostegno scolastico, alimentare e sanitario perché sono accolti da nonni anziani e poveri o da mamma vedove o abbandonate.
Ben 27 bambini/e dai 7 ai 14 anni sono stati sal­vati sottraendoli ai trafficanti di persone; per alcuni abbiamo dovuto anche pagare il riscatto.

Le principali urgenze sono:

Fare un pozzo per l'acqua profondo 180 m ed installare un potabilizzatore per i 2000 desti­natari delle scuole e della casa scuola Don Bosco e per le 25.000 famiglie del quartiere. Ma questo costerebbe 72.460 $ che non abbiamo. Attualmente l'acqua, quando piove, è raccolta in cisterne sotterrane. Ma il più delle volte viene comprata in città a 15 km e trasportata con un camion cisterna donato da Missioni Don Bosco di Torino. All'arrivo si scarica una parte nella ci­sterna sotterranea e l'altra viene distribuita alle famiglie del quartiere. Ci sono giorni in cui non si trova niente dopo lunghe attese.

La costruzione di 30 aule: 22 aule per la scuola elementare, 4 per la scuola materna e 4 per l'alfabetizzazione dei ragazzi che non han­no mai frequentato la scuola e per gli adulti. Prezzo per la costruzione di un'aula: 17.800 $, per i banchi 4.500 $, due di queste aule sono sta­te finanziate con il nostro aiuto.

Costruzione della scuola secondaria: 16 aule e 4 laboratori.

Equipaggiare i laboratori: le attrezzature non si trovano sul posto, bisogna portarle da fuori. Costruire una casa famiglia, come seconda fase per i bambini a rischio che non possono essere riunificati con la loro famiglia.


Tratto dalla Rivista del Sacro Cuore - settembre 2015